La prima stagione di “Berlino” sembrava aver trovato un percorso convincente per espandere l’universo de “La casa di carta” dopo la conclusione della serie principale. Non era una questione di necessità narrativa assoluta, ma il personaggio di Andrés de Fonollosa possedeva un carisma tale da poter reggere una storia a sé stante. La forza di “Berlino” risiedeva nella presenza scenica di Pedro Alonso, nella sua ambiguità emotiva, nell’eleganza delle ambientazioni e in una scrittura che, pur con richiami al passato, riusciva a bilanciare con maestria romanticismo e manipolazione psicologica.
La seconda stagione di “Berlino”, intitolata “La Dama con l’ermellino”, purtroppo, non riesce a replicare questo successo. La serie sembra aver perso gran parte della tensione e dell’originalità che avevano reso la prima stagione un’esperienza intrigante. Il fascino del protagonista inizia a svanire sotto il peso di una trama che si fa sempre più prevedibile e meno incisiva. Le nuove avventure, pur cercando di mantenere un certo stile, non riescono più a catturare lo spettatore con la stessa intensità.
In “La Dama con l’ermellino”, i colpi di scena appaiono forzati e la chimica tra i personaggi, un tempo un punto di forza, risulta ora appannata. Il tentativo di introdurre nuovi elementi narrativi non compensa la sensazione generale di stanchezza che pervade il franchise. La serie si adagia su formule già viste, mancando della scintilla che l’aveva contraddistinta inizialmente. Quello che era un prequel promettente rischia ora di diventare un’aggiunta superflua all’universo de “La casa di carta”, incapace di rinnovarsi e di offrire nuove prospettive.
